levatricePrima ero un'ostetrica, ora sono una madre levatrice...

Ricordo ancora quella lezione all'università.

Entra il professore della Clinica ed inizia la sua spiegazione: “ Ostetrica, dal latino ob- stare...” Parole, parole e ancora parole, sicuramente piene di cultura, di sapere e di magnificenza... ma nella pratica quotidiana della sala parto, cosa volevano significare?

Giovane ragazza mi sono trovata a confrontarmi con il grande onore di essere ostetrica. Tante e tante volte: mi chiedevo che tipo di ostetrica volevo essere per le donne e i loro figli che giornalmente incontravo. Ostetrica “interventista”, al fine di “abbreviare i tempi e le sofferenze”, ostetrica “naturalista”, che vive fino in fondo il rispetto della ritmicità di madre natura, ostetrica “staccata dal lavoro”, per non somatizzare troppo le forti emozioni vissute o ancora, ostetrica “amica” della donna appena conosciuta?

Quante volte, tante domande e quanto poche le risposte...

Essere ostetrica non è semplice. Non lo dico in maniera quasi scontata, riferendomi esclusivamente all'aspetto medico legale della professione, no, intendo proprio riferirmi piuttosto al valore morale, spirituale ed animico che riveste la nostra attività. L'ostetrica accudisce, accompagna la donna che sta per partorire, sostiene il valore della coppia, che in quelle circostanze può vivere momenti di smarrimento e soprattutto accoglie, “raccoglie” con mani degne la nuova vita che le è venuta incontro.

Direi...che compitone!

Mille domande, mille pensieri, mille...”ma perché proprio io?”.

Poi, un giorno, sono diventata madre ed allora ho compreso qualcosa in più. Non volevo più essere solamente “ostetrica”, ma volevo vivere la mia professione da “levatrice”. Sia chiaro, essere ostetrica è per me un onore, ma il vecchio termine “levatrice” forse può esprimere al meglio ciò che siamo chiamate a fare con la nostra professione.

La levatrice “leva” il bambino e “solleva” la madre durante il travaglio, ovvero accoglie il neonato al momento della nascita e ancor prima cerca di alleviare le sofferenze materne con il suo sostegno e la sua professionalità.

Ma quando penso alla parola “leva” mi viene agli occhi un'immagine di qualcuno che alza verso il sole qualcun altro. Ecco, credo che la levatrice debba proprio consegnare alla vita terrena, in modo pulito e rispettoso, la nuova vita ossia il bambino appena nato. La levatrice funge da continuum tra lo splendore della vita prenatale e la magnificenza della vita terrena. Dobbiamo rispettare quella nuova anima, offrirle il più sontuoso benvenuto!

Come quando al-leviamo i nostri figli cercando di portare alla luce tutti i loro talenti, così dobbiamo cercare di riscoprire il significato più sacro dell'accoglienza al neonato.

Una levatrice ha un compito che va nutrito non solo con le conoscenze, ma soprattutto con l'anima.

Io sono ora una madre che studia ogni giorno per diventare una levatrice sempre migliore...